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ESPERTO: I PIPISTRELLI NON SONO DA INCOLPARE PER IL COVID-19

Fonte: Sputinik News

I pipistrelli sono animali discreti, ma, dopo essere stati sospettati di aver diffuso il Covid-19, la vita e le problematiche dei chirotteri hanno cominciato a interessare l’uomo. Un quinto dei mammiferi sono pipistrelli ed è quasi impossibile sterminarli, ma una volta in Crimea ci si è riusciti

Sergey Kruskop, chirotterologo, biologo e collaboratore dell’MGU, ha spiegato alla corrispondente di Sputnik perché non si possono incolpare i pipistrelli per la diffusione del Covid-19 e perché sono animali interessanti da studiare.

— Come mai ci sono così tanti pipistrelli e in che misura differiscono gli uni dagli altri?

— I chirotteri sono il secondo ordine di mammiferi per diversità, secondo solo ai roditori. Un quinto di tutti i mammiferi sono pipistrelli. Al momento sono note 1.400 specie di chirotteri. Si ricordi la distinzione tra la totalità delle specie e quelle a noi conosciute. Qualora il numero di chirotteri aumentasse, non significa che aumenterebbero le specie, ma che potremmo conoscerne di nuove.

Perché muta il numero di specie? Perché mutano i metodi che ci permettono di studiare in maniera diversa la diversità e di vedere qualcosa di nuovo.

— Circola l’idea secondo cui il contagio da coronavirus sia avvenuto in laboratorio. È possibile studiare i pipistrelli in natura invece che in laboratorio?

— Le ricerche genetico-molecolari permettono alla scienza di avanzare perché questo apre nuove possibilità di ricerca e di trasmissione dei dati. Infatti, i dati derivanti da queste ricerche possono essere scambiati in maniera molto migliore. Non è necessario inviare esemplari di cavie, ma è sufficiente inviare dei file. Anche come tutela dalla diffusione delle infezioni si tratta di un metodo assai efficace. Gli scienziati hanno la possibilità di comparare un volume di materiale tale che sarebbe impossibile studiare se una sola persona tentasse di analizzarlo nello stesso numero di esemplari in natura.

Inoltre, queste ricerche hanno permesso di scoprire fenomeni di cui si ignorava l’esistenza. Amo citare questo esempio: il Myotis è il genere di pipistrelli più diffuso tra i chirotteri e ricomprende più di 100 specie. Vive ovunque vivono gli altri chirotteri e si è diffuso in tutto il mondo.
Ad ogni modo molti esemplari di questo genere sono molto simili l’uno all’altro e i non esperti faticano a distinguerli.

Una variante di questo genere è il Myotis formosus. La maggior parte dei chirotteri non presenta decorazioni colorate, il che è comunque tipico dei mammiferi. Questa variante, invece, è rossa con ali rossastre-aranciate. La membrana interdigitale è nera con strisce aranciate lungo le ali e le zampe. Quando si tiene in mano questo animale, si vedono subito queste caratteristiche.

Il Myotis era così diverso dagli altri che a nessuno era venuto in mente che questi pipistrelli potessero comprendere di più di una specie. Si tratta di una limitazione di pensiero per cui non c’è necessità di cercare elementi divisivi quando sono già evidenti. Poi si è appurato che a Taiwan vivono 2 specie di pipistrelli con una decorazione cutanea simile. Questo ha permesso di capire che si tratta di 2 specie diverse e che possono essere identificate in base a questi segnali. Non ha inventato niente nessuno, semplicemente non si era pensato che fosse possibile. Questo per rispondere alla domanda sul perché pare che le nuove specie aumentino.

In linea teorica, i chirotteri sono un gruppo di animali tipico della fascia tropicale. Non molte specie entrano nella fascia temperata, ma questo non significa che in quest’ultima area siano presenti in numeri limitati. I pipistrelli sono diffusi fino alla taiga, riescono a vivere nel deserto, ma non nella tundra.

— I pipistrelli potrebbero cambiare il loro habitat a causa del cambiamento climatico?

— Difficile dirlo, non ci sono molti dati in tal senso. In linea di massima, l’habitat di qualsiasi animale, soprattutto quelli che in qualche modo dipendono dalle temperature annuali, cambia a seconda dei cambiamenti climatici. Sì, si assiste ora a un’ondata di riscaldamento, sì, in linea di principio ci sono segnali del fatto che le specie relativamente termofile si stanno spostando più a nord. Questo è ciò che stiamo osservando.

— I pipistrelli possono essere animali domestici?

— Gli animali domestici sono animali che possono essere tenuti in uno spazio limitato, che sono onnivori o erbivori e che siano auspicabilmente socievoli. In linea di massima, è possibile selezionare chirotteri che soddisfino i secondi due criteri, ma non il primo. Questi animali devono volare e, per farlo, hanno bisogno di spazio. Vi sono laboratori che lavorano con pipistrelli erbivori, altri (negli USA) che studiano i cosiddetti vampiri. Vivono benissimo in cattività. È possibile creare per i pipistrelli in cattività le condizioni per una vita normale.

Nello zoo di Mosca da diverse generazioni vivono esemplari di Carollia perspicillata i quali si sentono a proprio agio, si riproducono e ingrassano. Gli Pteropodidi già da diverse generazioni in cattività. La colonia originaria che diede vita alla maggior parte degli Pteropodidi si trovava in Olanda, ma si è estinta per via di qualche criticità sanitaria. Negli zoo di tutto il mondo vivono centinaia e migliaia di Cynopterus sphinx che vivono in cattività da ormai 5, 6, 7 generazioni.
Tuttavia, un pipistrello è un animale che ama troppo muoversi per poter vivere in un piccolo appartamento. Privato della possibilità di muoversi, non vive a lungo. Quanto ai nostri pipistrelli, si nutrono tutti di insetti ed è un compito ingrato dar loro da mangiare. Un pipistrello mangia insetti vivi per una quantità pari di norma a circa tre volte il suo peso corporeo ogni giorno. Si intende che un pipistrello deve volare, altrimenti ingrassa facilmente. In natura il topo ingrassa perché si prepara per il letargo autunnale. Ma, se tenuto in condizioni artificiali, la situazione potrebbe mutare drasticamente.

— Questa proliferazione di pipistrelli significa che sono gli animali più contagiosi del mondo?

— Non credo che conigli, gatti, cani, ricci e porcellini d’India siano meno contagiosi. Per non parlare poi della velocità di diffusione del contagio garantita dai piccioni. Tutti gli animali vettori sono contagiosi. Addirittura potremmo dire che il più terribile vettore di contagio dal punto di vista dell’uomo è l’uomo stesso. Infatti, chiunque potenzialmente è in grado di contagiare un’altra persona. Se nel caso degli animali non si è certi al 100%, quanto alla trasmissione da uomo a uomo il passaggio è assicurato.

I pipistrelli, così come altri animali, possono trasmettere patologie in grado di contagiare poi l’uomo. In linea di massima, vi è tutta una serie di malattie trasmissibili dai topi. In particolare, è noto che i pipistrelli possono veicolare la rabbia e virus ad essa correlati.

— La reputazione dei pipistrelli nel tempo è stata influenzata dalla figura dei vampiri, quindi è più facile pensare che diffondano alcuni virus.

— Molti elementi rovinano l’immagine dei pipistrelli. Bram Stoker in primis ne è responsabile poiché per primo si inventò che i vampiri si trasformano in pipistrelli. Prima di lui nessuno ci aveva mai pensato. Forse Stoker conosceva i cosiddetti pipistrelli-vampiri di cui si venne a conoscenza quando spagnoli e portoghesi giunsero in America meridionale. In Europa le leggende sui vampiri portatori di oscurità e bevitori di sangue sono state portate probabilmente dagli zingari e dall’India. Nel folklore zingaro spesso i vampiri potrebbero essere animali diversi (la lista è lunga), addirittura le pecore. Dopo la pubblicazione di Dracula, i pipistrelli e i vampiri sono diventati mainstream.

— Si sono osservati frequenti contagi ad opera dei pipistrelli?

— Si tenne sotto controllo in particolare la trasmissione della rabbia. La questione è che chiaramente un pipistrello con la rabbia potrebbe in linea di massima mordere perché qualunque animale con questa patologia non risponde di sé. Vi furono diversi casi di questo genere. In Unione sovietica pare che vi furono 2 casi simili.

In Eurasia vi furono 8 casi confermati. Dunque, la probabilità non è elevata, ma non è pari a zero. Avverto sempre i miei studenti: se vedete un pipistrello che si comporta in maniera strana, non prendetelo a mani nude. Se vi entra in camera un pipistrello, prendetelo con un asciugamano e riportatelo fuori. Se vi ha morso un pipistrello, andate da un medico. È normale prassi anche se le probabilità di gravi complicanze sono ridotte. Non bisogna escluderle. Anche se vi ha morso un topo, un riccio o un cane, non escludete questa possibilità.

La rabbia e le sue conseguenze sono note e descritte ampiamente in letteratura. Ma per altre patologie la conoscenza non è così diffusa. L’Ebola è un classico, ma l’Ebola si riscontra in diverse tipologie di Pteropodidiche vivono in Africa occidentale. Le altre specie di chirotteri non veicolano questa malattia. Gli Pteropodidi non si ammalano di Ebola, ne sono solamente vettori. Sospetto che per infettarsi sia necessario mangiare degli Pteropodidi oppure interagire attivamente con loro.
I pipistrelli sono anche chiamati “polli del sottosuolo”. Non ne ho mai mangiati e non so nemmeno che sapore abbiamo. Si dice che gli Pteropodidi, erbivori e di grandi dimensioni, vengono mangiati in grandi quantità. In particolare i grandi Pteropodidi e le volpi volanti perché presentano un quantitativo maggiore di carne. A giudicare da quanto è diffusa la cultura del pipistrello come cibo, ciò significa che la sua carne è edibile. In vari Paesi, ad esempio alle Seychelles, mangiare Pteropodidi è vietato dalla legge, ma continuano ad essere serviti nei ristoranti. Questi animali sono mangiati dagli aborigeni in diverse arie del Sud-Est asiatico e dell’Australia. Gli aborigeni non presentano problematiche derivanti da questa prassi. In Cambogia mangiano pipistrelli. In Vietnam mangiano Pteropodidi, ma non volpi volanti perché di queste lì non ve ne sono più.

— Dunque, qual è il rapporto tra uomo e pipistrelli?

— L’uomo trae vantaggio dalla vicinanza con i pipistrelli e, ad esempio, i roditori. La maggior parte dei pipistrelli in Russia è presente in pochi esemplari disposti nelle vaste aree forestali del Paese. All’interno di tali vaste e monotone aree non hanno molto da fare. Ossia, chiaramente ci vivono, ma la densità di popolazione in una area estesa è bassa. Come anche molti altri animali, quasi tutti i pipistrelli sono legati alle comunità di confine. La densità maggiore di insetti si registra nelle comunità di confine. Lungo i fiumi, lungo i bordi dei boschi, alla fine delle radure, ecc. Ossia in tutti quei luoghi dove due aree entrano in contatto. Più esteso è il confine, maggiore è il numero di aree in cui i paesaggi si fondono tra di loro e dove possono prosperare gli animali.

Negli ultimi secoli, fino a quando il cemento non ha cominciato a prevalere, il numero di pipistrelli è aumentato costantemente.

Alcune specie traggono vantaggio da questa situazione anche oggi, ma comunque sono meno. Mi riferisco, in particolare, a quelle specie che utilizzano gli edifici costruiti dall’uomo come tane. I pipistrelli in natura vivono nelle crepe, nelle scogliere, tra le rocce, non riescono a superare da soli un’intera area senza questi elementi. Se in un’area vi fossero affioramenti rocciosi costruiti in maniera approssimativa con vuoti e crepe, i pipistrelli potrebbero percepirli come possibili ripari e, quindi, assecondare un’eventuale tale attività umana.
I pipistrelli cercano rifugi con alcuni requisiti: non amano molto luoghi del tutto isolati perché presentano muffe, ma nemmeno luoghi troppo affollati perché alla fine i pipistrelli verrebbero disturbati. Si ritiene che nella seconda metà del XX secolo il pipistrello albolimbato sia migrato verso nord non per ragioni climatiche ma per i cambiamenti nell’architettura umana. Infatti, non riusciva più a vivere all’interno degli edifici. Prima di quel periodo c’erano meno insediamenti, poi divennero o in legno (e il pipistrello albolimbato non ama il legno) o erano tipiche mazanka senza luoghi adatti ai pipistrelli per via delle caratteristiche costruttive. Quando in epoca sovietica cominciarono a costruire edifici pubblici di vario genere quali scuole, luoghi di ritrovo, ecc., si utilizzarono elementi che favorirono la diffusione dei pipistrelli verso nord fino a dove le condizioni climatiche rigide non bloccarono questi animali.

— Qualora si appuri che i pipistrelli siano responsabili del coronavirus, è possibile che vengano sterminati?

— Non siamo spesso a contatto con i pipistrelli. Chiaramente a Mosca ci sono, ma bisogna cercarli per trovarli. In secondo luogo, il legame tra il coronavirus e i pipistrelli è quasi sicuramente una fake news e non è certo per via dei pipistrelli che il virus si diffonde. I pipistrelli costituiscono una minaccia nel caso in cui se ne formino grandi assembramenti. Per fortuna o per sfortuna al di fuori delle aree montuose di fatto non si registrano assembramenti di pipistrelli. I gruppi maggiori nelle fasce temperate sono composti da alcune decine o a volte da 150 esemplari, ma sono una rarità. Non ho mai visto in vita mia colonie di centinaia di pipistrelli. O almeno nelle fasce temperate. Da noi i pipistrelli vivono in piccoli gruppi e si concentrano su vasti territori. Sterminare i pipistrelli sarebbe molto complesso.

— Vi sono stati casi in cui i pipistrelli sono stati presi di mira?

— Nella storia dei rapporti tra uomo e pipistrello c’è stato un episodio. Non è documentato, ma vi è comunque una storia che si basa su fatti reali. In Crimea venne sterminato il miottero comune. Gli esemplari di questo animale vivono in grandi colonie e per sopravvivere al freddo invernale si nascondono nelle grotte. Ma non amano qualsiasi grotta, per questo l’intera popolazione di questo animale si era rintanata in 1-2 sole grotte.

Al tempo in URSS esisteva un’associazione che pubblicava materiali didattici. A questo scopo, tra le altre cose, avevano bisogno di scheletri di pipistrelli. Si pensa che dovessero preparare scheletri di pipistrelli per tutte le scuole. Chiaramente è più facile andare in un’unica colonia dove si può trovare subito la quantità necessaria. Si ritiene che la popolazione crimeana di miottero comune fu sterminata proprio così durante l’inverno. In quella grotta dove stavano trascorrendo l’inverno tutti gli esemplari della specie, circa 70.000 secondo alcune stime. Da quel giorno in Crimea non vi sono più miotteri.

— Perché è utile studiare i pipistrelli se non presentano virus?

— Lo si fa per il futuro. Non sappiamo quando queste conoscenze ci serviranno. Se crediamo che la biodiversità in qualunque sua forma sia una risorsa e una risorsa finita, allora dobbiamo capire come funziona. Dobbiamo capire come funzionano le comunità naturali, di quali elementi si compone la loro struttura, come sono formati i legami tra i suoi componenti e fino a dove si spinge una simile comunità. I pipistrelli non sono né peggiori né migliori di coleotteri, libellule, amebe, elefanti, ecc.

I pipistrelli sono relativamente popolari in termini di ricerca. I chirotteri sono stati studiati da un numero esiguo di persone per diversi decenni perché le persone che li studiavano dicevano che lo facevano e finiva lì. Ora si è capito che però non tutto è stato studiato e che anzi lo studio di questi animali è rimasto indietro rispetto alle ricerche compiute su altri, quindi ci si è affrettati a colmare il divario. Di conseguenza, il numero di chirotterologi è aumentato. Sono diventati più popolari e importanti in agricoltura perché talvolta permettono di valutare lo stato di salute di una comunità naturale: infatti, sono molto sensibili a pesticidi, erbicidi e all’inquinamento delle falde.
Dunque, per noi la biodiversità è una risorsa che non siamo in grado di utilizzare nel breve ma nel lungo periodo e ci permette di capire come funzionano le altre comunità su più livelli. I pipistrelli sono uno dei mattoncini di questo enorme edificio che è la biodiversità.

— A cosa stanno lavorando ora gli scienziati che studiano i pipistrelli?

— Il modo in cui i pipistrelli reagiscono ai lampioni. Pare che reagiscano sia bene sia male e che alcuni non reagiscano in alcun modo. Studiamo anche il modo in cui costruiscono la propria gerarchia. Alcuni in un modo, altri in un altro, ecc.

Studio la fauna e ho un approccio sistematico, amo ciò che si può prendere in mano e guardare da un binocolo. Quasi tutti gli scienziati hanno detto che il virus è stato causato dai pipistrelli. Potrebbe anche non essere una fake news, ma ciò non significa che l’uomo abbia preso il virus dai pipistrelli. Questo virus è solo simile a quello che si trova nei pipistrelli.

Si sta studiando l’attività migratoria dei pipistrelli: in particolare, il loro percorso migratorio attraverso le Alpi. Perché i pipistrelli salgono fino a 3.000 metri di altezza. Non ci si aspettava che lo facessero. È stato osservato il fenomeno dello swarming, ossia la formazione di gruppi dei pipistrelli per definire le aree in cui passare l’inverno. Si tratta di un periodo pericoloso perché gli animali sono indifesi per diversi mesi. Pertanto, le aree vanno selezionate con cura. E in corrispondenza di questo periodo si presenta il fenomeno dello swarming. Prima della stagione fredda in queste aree si raccolgono grandi gruppi di pipistrelli. Si è appurato che la maggior parte di loro non sono quelli che poi passeranno l’inverno lì, ma i pipistrelli di transito che poi voleranno altrove.
Si ritiene che questi incontri siano fondamentali per lo scambio di informazioni. I pipistrelli devono perlomeno creare una mappa dei rifugi invernali migliori. Probabilmente in questi luoghi si verificano anche gli accoppiamenti che permettono a diverse linee genetiche di interagire. Poiché gli animali migratori provengono da località diverse, questo garantisce un certo equilibrio genetico. Ad ogni modo, tornando alle malattie, è chiaro che la trasmissione di patologie tra popolazioni diverse può avvenire anche nelle aree in cui vi è una temporanea concentrazione di animali. E tale interazione tra specie diverse può avere effetti di vario genere, anche negativi.

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