MAFIA

BOSS MAFIOSI SCARCERATI. DI MATTEO GETTA OMBRE SU BONAFEDE

Meloni: “Il ministro si dimetta”. Gasparri (Forza Italia) inchioda il ministro alle sue responsabilità: “Ecco cosa deve chiarire”

Sono sempre più insistenti le richieste di dimissioni nei confronti del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s). A far traballare la sua poltrona di via Arenula non è solo lo scandalo dei boss mafiosi scarcerati e mandati ai domiciliari (Massimo Giletti ieri sera ha letto in diretta i nomi di tutti i boss scarcerati tra cui Pasquale Zagaria che era recluso al 41bis. A mettere sulla graticola Bonafede stavolta sono le parole del magistrato Nino Di Matteo pronunciate proprio a Non è l’Arena su La7. A riepilogare i fatti ci pensa la leader di FdI Giorgia Meloni sui suoi profili social.

“Nella puntata di ieri di Non è l’Arena – ricorda la Meloni – “l magistrato Nino Di Matteo rivela che Bonafede gli chiese la disponibilità per il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ma che dopo 48 ore, quando aveva deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il Ministro gli disse di averci ripensato. Secondo quanto affermato da Di Matteo nelle ore intercorse tra la proposta del Ministro della Giustizia e la sua decisione, il Gom (Gruppo operativo mobile, ndr) della Polizia Penitenziaria aveva informato la Procura Nazionale Antimafia e la direzione del Dap, della reazione di importantissimi capimafia che dicevano ‘se nominano Di Matteo è la fine’. Ai disastri si aggiungono ombre sul comportamento del Guardasigilli”. Alla luce di tutto ciò, la Meloni aggiunge: “Se fossi Bonafede rassegnerei le mie dimissioni di Ministro della Giustizia”.

Sull’accusa di Di Matteo di essere stato messo da parte per le preoccupazioni dei boss, Bonafede ha già risposto in diretta televisiva, dichiarando di essere “esterrefatto”, perché “dire che agli italiani che lo stato sta arretrano rispetto alla lotta mafia è un fatto grave”.

A chiedere le dimissioni di Bonafede è anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che non risparmia critiche nemmeno a Di Matteo. “Nella diatriba televisiva tra il magistrato Di Matteo ed il sedicente Ministro Bonafede non sappiamo a chi attribuire la palma del peggiore”, dice Gasparri, che aggiunge: “Di Matteo interviene a scoppio ritardato pluriennale. Cosa che non gli fa molto onore. Bonafede poi deve spiegare perché lo ha chiamato, lo ha accantonato, lo ha considerato prima utile poi addirittura ingombrante. E anche perché, cosa gravissima, era a conoscenza del contenuto delle intercettazioni, visto che il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, composto da agenti e ufficiali di polizia giudiziaria che indagano su fatti di mafia e terrorismo, riferisce esclusivamente alla magistratura. La verità è che certe figure dovrebbero spiegare agli italiani tutto il loro operato. E ci riferiamo sia a Di Matteo che a Bonafede”. Inoltre, Gasparri chiede al Guardasigilli di fare chiarezza su alcuni punti: “Se risponde a vero quanto affermato nel corso della trasmissione televisiva L’Arena di domenica 3 maggio dal dott. Di Matteo, Magistrato attualmente membro del CSM, in riferimento a convocazioni che anni fa il Ministro Bonafede appena nominato fece del Di Matteo al Ministero per prospettargli la direzione del DAP, Direzione Amministrazione Penitenziaria, o altro incarico differente dal Ministero; se risponde al vero che poi successivamente il Ministro avrebbe rinunciato alla proposta di direzione del DAP che era quella che il dott. Di Matteo riteneva di poter assumere; per quali ragioni abbia convocato il Di Matteo, lo abbia in un primo momento individuato come la persona più adatta per dirigere il DAP; per quali ragioni abbia poi ritirato questa proposta; se risponde al vero che sulle sue decisioni abbiano pesato anche reazioni nel mondo carcerario da parte dei detenuti che avevano criticato l’eventuale nomina del dott. Di Matteo; come mai era a conoscenza del contenuto delle intercettazioni citate, considerato che il nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, essendo un organo investigativo, composto da agenti e ufficiali di polizia giudiziaria che indagano su fatti di mafia e terrorismo, riferisce esclusivamente alla magistratura”.


Fonte: Il Tempo

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