SPY

KEDRION, LE RICERCHE SU COVID-19 NEI LABORATORI DI WUHAN

Kedrion, la società che controlla il mercato degli emoderivati in Italia e gioca un ruolo strategico a livello internazionale, ha lavorato e lavora a stretto contatto con i laboratori cinesi di Wuhan, l’area in cui è scoppiata l’epidemia di coronavirus

La notizia non è da poco, ma è stata del tutto silenziata dai media. Nelle paginate quotidiane dedicate a ricerche & vaccini per contrastare il covid-19, infatti, non è mai comparsa. Se non, quasi per caso, all’interno di un articolo del Corriere della Sera-Economia del 4 maggio dedicato al fresco gemellaggio tra l’israeliana Kamada e la stessa Kedrion per produrre e distribuire un’immunoglobulina policlonale umana.

A raccontare la story cinese è lo stesso amministratore delegato di Kedrion, Paolo Marcucci, figlio del patriarca Guelfo e fratello del capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, che esordì in politica quasi trent’anni fa, nel 1991, a fianco del grande amico di famiglia, Sua Sanità Francesco De Lorenzo, sotto i vessilli dell’allora PLI targato Altissimo (Renato).

Sorge più che spontanea la domanda. E’ tutto Ok sotto il profilo della sicurezza sanitaria?

Siamo certi al cento per cento che i ricercatori di Kedrion inviati in missione in Cina siano sempre stati e siano tutti in buona salute?

Le nostre autorità, a cominciare dall’Istituto Superiore di Sanità, sono perfettamente a conoscenza di quello che è successo, dei duraturi rapporti intercorsi?

E’ fondamentale essere ragguagliati di tutto ciò, soprattutto in un momento bollente come questo. Dove si parla con sempre maggior frequenza dell’utilizzo di plasma come elemento base per la cura (soprattutto degli operatori sanitari) e il trattamento anti covid-19.

Ma leggiamo le parole pronunciate da Paolo Marcucci e riportate da Carlo Cinelli nel servizio sul Corsera Economia, titolato “Kedrion prepara la cura per i medici – Munizioni antivirus”.

“Ci hanno chiamato dalla China National Biotec Group (CNBG), controllata da Sinopharm, uno dei più grandi gruppi cinesi attivo nel biotech. Avevamo già collaborato, sono vicini all’area di Wuhan, il loro vertice ha guidato la missione dei medici cinesi in Italia ai primi di marzo”.

A TUTTO PLASMA

Precisa il Ceo di Kedrion: “E’ nata dalla loro esperienza con il virus la decisione di provare a intervenire attraverso le immunoglobuline. Il paziente convalescente da Coronavirus ovviamente non ha più nel plasma il Coronavirus, ma ha molti anticorpi che combattono e uccidono il virus”.

Una conferma arriva dal “responsabile del progetto, Chief Medical e R&D Officer di Kedrion”, Alessandro Gringeri, che alla giornalista Luana De Francesco dichiara: “Persone guarite donano il sangue, e da questo si separa il plasma, che è la sua componente liquida. Il plasma viene trattato e inattivato a livello virale, ovvero viene purificato eliminando eventuali patogeni, incluse eventuali tracce rimanenti del coronavirus, in modo da poter svolgere infusioni in completa sicurezza”.

Continua Gringeri: “I ricercatori cinesi, tra cui i medici del First People’s Hospital del Distretto di Jiangxia a Wuhan, la città più colpita in Cina, hanno infuso 200 ml di plasma in 10 pazienti ricoverati con sintomi importanti. Il plasma derivava da persone guarite e convalescenti. A loro volta ricoverate per una grave infezione Covid-19. I risultati hanno confermato sicurezza ed efficacia di questo trattamento”.

ALTRI “ATTORI” ORIENTALI SULLA SCENA

Passiamo ad un importante rapporto internazionale, denominato “Hyperimmune Globulins Market”, nel quale vengono segnalate “le più importanti strategie aziendali, analisi qualitative e quantitative del mercato globale”. “Il rapporto – viene specificato – include un’analisi dettagliata del panorama dei fornitori e una profilazione approfondita dei principali attori del mercato Hyperimmune Globulins”.

Ecco i “principali attori” elencati nel report: “CSL Behring, Grifols, Biotest, Kedrion, CBP, Emergent (Cangene), Kamada, CNBG, Hualan Bio, Shangai RAAS, Sichuan Yuanda Shyang, ADMA Biologics”.

Regine e reginette in quel “mercato”.

Non poche sigle di sapore orientale, chiaramente asiatico, specificamente cinese. Ad esempio CNBG, con la quale la nostra Kedrion da anni coltiva rapporti.

Tra i nomi spunta anche quello dell’israeliana Kamada, con cui la sigla griffata Marcucci ha appena stipulato un accordo.

Ecco alcuni stralci di un comunicato congiunto delle due società, diramato dai quartieri generali di Rehovot (in Israele) e di Castelvecchio Pascoli (in Toscana).

“Kamada Ltd e Kedrion Biopharma, importanti aziende biofarmaceutiche specializzate in terapie plasma-derivate, hanno annunciato oggi (il 27 aprile 2017, ndr) una collaborazione di respiro globale per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di un’immunoglobulina policlonale umana (IgG) plasma-derivata Anti-Sars-COV-2 (Covid-19), come potenziale trattamento per pazienti con Coronavirus”.

Prosegue il dispaccio: “In base all’accordo, Kedrion fornirà il plasma donato da pazienti che hanno superato la malattia, raccolto nei suoi centri KEDPLASMA e – una volta ottenute le autorizzazioni – sarà responsabile della commercializzazione del prodotto negli Stati Uniti, in Europa, Australia e Corea del Sud. Kamada è responsabile dello sviluppo del prodotto, della produzione, della sperimentazione clinica (con il supporto di Kedrion) e della gestione delle registrazioni”.

SCHERZI A PARTE

E ancora: “Questa nuova sinergia di respiro globale proietta l’attuale partnership tra Kamada e Kedrion oltre KEDRAB, l’immunoglobulina umana anti-rabbica plasma-derivata approvata dalla Food and Drug Administration e lanciata sul mercato statunitense nel 2018”.

Ma ecco il finale a sorpresa: “E’ doveroso sottolineare come non vi sia la certezza che lo sviluppo e la produzione di un’immunoglobulina Anti-Sars-COV2 avverrà nei tempi sperati e che risulterà in una terapia sicura, efficace e che possa essere autorizzata contro il Covid-19”.

E allora, stanno scherzando? Eccesso di zelo o che?

Le parole affidate alle colonne del Corriere della Sera, invece, sono di tutt’altro tenore: rose e fiori. Sottolinea Marcucci: “Con Kamada contiamo di avere risultati entro sei mesi dalla prima consegna del plasma. Entro l’anno avremo la possibilità di effettuare le prime prove cliniche, che avverranno in Italia e daranno accesso immediato al prodotto che potrà servire a trattare sia pazienti affetti da Coronavirus sia soggetti a rischio”.

Quale delle due “verità”?


Fonte: Andrea Cinquegrani per La Voce delle Voci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: