IL CAPITALE

L’ULTIMA FRONTIERA DEL BUSINESS È LO SPAZIO

Per la prima volta nella storia un ente pubblico, la NASA, collabora con una società privata per esplorare lo spazio. La space-economy è ormai una realtà

Houston, abbiamo un’…opportunità! Un’opportunità di business, si intende. Se sulla Terra le idee per fare affari si stanno esaurendo, l’industria aerospaziale e più in generale la cosiddetta “space-economy” offrono oggi dei notevoli margini di profitto, almeno nel lungo termine e certamente non alla portata di tutti, almeno per ora.
Il lancio era previsto per ieri sera intorno alle 22:30 (rimandato a Sabato per condizioni meteorologiche avverse). E’ comunque di fatto iniziata la nuova missione spaziale tutta “made in U.S.A.”, realizzata per la prima volta in collaborazione dalla NASA e da una società privata, la SpaceX di Elon Musk, già creatore di aziende come PayPal e Tesla. Gli astronauti raggiungeranno la stazione spaziale, dove rimarranno alcuni mesi per realizzare degli studi ed esperimenti. L’obiettivo, con la missione Artemis, sarà di portare di nuovo l’uomo (e forse la prima donna) sulla Luna e successivamente su Marte.
Sebbene tutto questo oggi sembri ancora appannaggio delle pellicole cinematografiche, il punto interessante è proprio in questa inedita sinergia fra un’agenzia spaziale pubblica e un’azienda privata, fenomeno a cui si assisterà sempre più spesso nei prossimi anni. Sono infatti tanti i magnati delle big company che stanno investendo, o già possiedono attività dedite all’esplorazione extra-terrestre.
Anche l’Italia è leader mondiale di questo particolare segmento, con vere e proprie eccellenze come Leonardo, ma anche piccole e medie imprese che operano già oggi nel settore delle forniture e delle componenti ad alto contenuto tecnologico (ne ho intervistate personalmente alcune per Business24). Il nostro paese, infatti, è considerato la sesta potenza mondiale nell’aerospace ed è il terzo contributore dell’ESA, oltre che fondatore.
I dati e le cifre sul giro d’affari della space-economy sono tanti e spesso contrastanti, segno di un’industria ancora acerba e fatta di sfumature. Secondo l’OECD oggi il valore è di circa 350 miliardi di dollari all’anno, 6,3 miliardi investiti dai venture capital per missioni spaziali negli ultimi 20 anni, e un potenziale di ben 3mila miliardi nel 2040, a detta del Direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, Simonetta Di Pippo.
Turismo spaziale, industria mineraria, assicurazioni, agricoltura, tecnologia, telecomunicazioni satellitari, e perché no, presto anche immobiliare, col sogno presto avverabile della colonizzazione. Gli elementi per valutare di buttarsi in una start-up in questo comparto ci sono tutti, o magari investire in qualche fondo linkato ai già affermati colossi del settore, come SpaceX.
Nel frattempo, mentre tentiamo di prendere la residenza sul pianeta rosso o di fare una gitarella sulle dune lunari, sarebbe buon senso cercare di prenderci cura di madre Terra. Per il momento resta questo l’investimento migliore.


Articolo uscito oggi 28 Maggio 2020 sul quotidiano La Verità - rubrica IL CAPITALE del Direttore del Gruppo Multimedia Broadcasting Matteo Valléro

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