CULTURA

ASSANGE E IL GIORNALISMO CASTRATO

Perché i casi di Assange, Snowden e Manning sono ancora importanti per il giornalismo. Hanno iniziato un dibattito che serviva alle nostre democrazie, ma sulle loro teste pendono ancora capi d’accusa che equiparano il giornalismo libero a un atto di spionaggio

Nel suo saggio Il tempo della rivolta (Bollati Boringhieri), Donatella Di Cesare dedica diverse pagine a Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning, tre figure cardine che negli ultimi dieci anni hanno contribuito in modo radicale a evidenziare il potenziale del whistleblowing (e del giornalismo) di sollevare questioni fondamentali, portandole all’attenzione del pubblico. “Le loro scelte”, scrive Di Cesare, “hanno dischiuso un oltreconfine, lasciando intravedere nuove possibilità”. Il decennio 2010-2020 è stato intriso di dibattiti attorno a questioni come l’impatto della tecnologia sulle società contemporanee, la sorveglianza di massa e lo sfruttamento capitalistico delle identità personali online. Come è ormai palese, questi non sono più temi puramente tecnologici o specialistici: al contrario, sono tematiche politiche nel senso più ampio possibile, terreni di scontro civile e democratico. L’inclusione di Manning, Assange e Snowden nell’alveo delle costellazioni delle rivolte contemporanea proposta da Di Cesare è emblematica perché la pratica dei leak è stata spesso il momento iniziatico di quei dibattiti fondamentali: il disvelamento della coltre di segreto, l’emersione delle prove e, appunto, di nuove possibilità. Senza la breccia aperta da quei leak nell’interesse pubblico non avremmo avuto quei dibattiti e quei temi non avrebbero scalato le priorità delle agende dell’informazione e della politica con la medesima forza. Questo perché la società dei dati in cui abitiamo, nonostante le visioni utopistiche di trasparenza che l’hanno annunciata e accompagnata per anni, ha moltiplicato le occasioni di segretezza, di opacità, di oscuramento dei suoi meccanismi statuari. Dieci anni dopo l’inizio di quelle rivolte, però, le storie umane che l’anno resa possibile non sono ancora tutte giunte a una soluzione.

Fonte: Wired

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