BUSINESS

IL “GIRO” DEI RIDERS

Erano poco più di 15 mila prima del Covid, adesso sono più del doppio. Fra luci e ombre

Circa trentamila rider circolano ora per le strade delle città italiane semivuote per effetto del virus: macinano anche più di tremila chilometri al mese, in auto, scooter, bicicletta e persino sui monopattini in affitto, consegnando in media una trentina di pasti al giorno. Non importa lo stato della curva dei contagi: in discesa o in salita che sia, loro sono sempre in prima linea, all’ ora di pranzo e poi a cena. In un mese guadagnano in media oltre duemila euro, al netto delle spese per la benzina, l’ assicurazione contro le malattie e le tasse.

Paghe da manager in erba che hanno convinto molti di loro a continuare lungo questa strada anche dopo che la prima ondata si era conclusa, perché sotto il profilo dei guadagni oggi fare il rider non solo non è male, ma ti permette anche in certi casi di risparmiare e mettere da parte una discreta somma, da reinvestire in futuro in un mutuo o in un corso di riqualificazione professionale.

Insomma, se prima questo era un lavoro per soli studenti o quasi, oggi il business delle consegne a domicilio ha conquistato anche liberi professionisti caduti in disgrazia e costretti a reinventarsi a causa dell’ emergenza. Chiamatela pure rider economy.
Nicolò Montesi è il presidente del sindacato autonomo Anar, Associazione nazionale autonoma dei rider, effettua consegne di pasti a domicilio già da due anni e non ha nessuna intenzione di smettere in futuro: «Il 2020 è stato l’ anno dei rider, da mestiere occasionale è diventato una professione a tutto tondo, senz’ altro faticosa ma gratificante sotto il profilo economico.

Prima della pandemia, stando ai dati di Assodelivery, l’ associazione dell’ industria del food delivery italiana alla quale aderiscono tra gli altri Deliveroo e Glovo, il business delle consegne dei pasti contava ventimila rider, di cui il 75 per cento lavorava meno di sei mesi l’ anno, e generava 350 milioni di euro di business per il settore della ristorazione. Tre rider su quattro erano studenti o comunque persone che portavano pranzi e cene nelle case degli altri solo per arrotondare, l’ età media dei fattorini era di 27 anni e lavoravano per 15 ore a settimane in media.

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