POLITICA

DOPO L’ANTIPOLITICA

Dopo il miraggio del Movimento 5 Stelle e del salvinismo, gli italiani che si erano rifugiati nell’idea di una politica anti-establishment rimangono senza riferimenti ideologici. Quale sarà la prossima spiaggia?

Una forma della politica contemporanea, ma anche un tentativo di trasformare la rivolta in governo. Un sentimento di avversione spontaneo e generalizzato nei confronti della politica, manifestabile in più forme: astensionismo elettorale, delegittimazione della classe politica, ascesa di partiti populisti e, tra le altre, rifiuto del modus operandi politico tradizionale. L’antipolitica, termine che si presta a un vasto ventaglio di interpretazioni, è oggi un sentimento sempre più diffuso nella complessa società in cui viviamo.

Coinvolge e riguarda tutti: i politici in primis, ma anche cittadini, media, il mondo della giustizia e le imprese. Anche se è emersa con una certa insistenza all’interno del dibattito pubblico soltanto all’inizio degli anni ’90, l’antipolitica è da sempre presente nella vita politica. Eppure, il rigurgito nei confronti della classe dirigente si è diffuso con facilità soltanto nella tarda modernità iper-frammentata, iper-individualistica, iper-tecnologica e iper-globalizzata. Un contesto del genere, spiega Giovanni Orsina dialogando con David Allegranti nel libro L’antipolitica. Populisti, tecnocrati e altri dilettanti al potere (Luiss University Press), “dà a moltissimi la sensazione di aver perduto il controllo sulla propria vita. Di vivere in un mondo troppo complesso e veloce, di non avere strumenti per governarlo e nemmeno comprenderlo”.

A quel punto i cittadini “a chi possono chiedere di riportarli in controllo della propria vita”? La risposta può sembrare scontata ma non lo è: alla politica. Ma anche la politica, in un quadro simile, è cambiata rispetto al passato. Ed è proprio qui che trovano spazio sia i partiti populisti che le molteplici manifestazioni di antipolitica.

Dove (e come) nasce l’antipolitica
La politica ha perso la bussola. I politici – nell’accezione più vaga del termine – non sono più in grado di esaudire il desiderio delle masse. Le quali, in risposta a tutto ciò, imbracciano il fucile dell’antipolitica. Quest’ultima diventa quindi “la ribellione sterile contro l’incapacità della politica di darci quel che vorremmo ci desse”, spiega ancora Orsina, professore di Storia Contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss.

Il tema, come si può già intuire dalle prime battute, è vastissimo. È tuttavia utile concentrarci su alcuni interessanti spunti presenti nel brillante volume di Orsina e Allegranti. Prendiamo, ad esempio, il Movimento 5 Stelle, uno dei partiti italiani attualmente al governo. I grillini sono il risultato di un incrocio tra almeno tre elementi: la ribellione antimoderna, la democrazia diretta e il classico “vaffa“. Il primo punto comprende il programma originario del M5s, una sorta di programma “di sinistra alternativa” da opporre al “gigantismo”, alle tecno-burocrazie, alla finanza globale e, più comunemente, ai meccanismi impersonali della modernità rei di schiacciare l’individuo.

Il secondo punto riguarda invece la democrazia diretta resa possibile (o almeno teoricamente permessa) dall’avvento di internet. Apriamo una piccola parentesi: a ben vedere, c’è subito una bella contraddizione tra il primo e il secondo punto, visto che il web non è altro che un prodotto della modernità, ovvero il “nemico” da contrastare. Procedendo nell’analisi, arriviamo al terzo punto. Il “vaffa” è ciò che ha consentito ai grillini di sfondare la soglia del 30% dei voti, ed è l’elemento della protesta più forte incarnato dal M5s. È legato, inoltre, “al fallimento storico, in Italia, di tutte le altre opzioni”.

Il nostro Paese ha sostanzialmente bruciato un’ingente numero di opzioni politiche, al punto che l’unica alternativa percepita come plausibile è rimasta quella di affidare il volante della nazione “alla casalinga”, ovvero all’uomo qualunque. “Se tutti i grandi esperti e i grandi politici non hanno capito niente, allora io elettore mi affiderò alle persone come me. Almeno comprendo, mi ci posso rispecchiare”, ha sintetizzato Orsina.

L’incontro con la realtà
Pensare di risolvere problemi complessi affidandosi a due o tre slogan semplicistici si rivela estremamente fruttuoso in campagna elettorale; molto meno quando si tratta di governare. Già, perché un conto è promettere di sciogliere nodi spinosi in un battito di ciglia, dall’oggi al domani, e un altro è fare i conti con la realtà. Antipolitica contiene una metafora eccellente che spiega, in poche righe, cosa può succedere ai partiti che fanno del populismo e dell’antipolitica le loro uniche armi. Il soggetto è sempre il Movimento 5 Stelle. Spiega Orsina che “il sostegno dei Cinque stelle a Draghi, se vogliamo nobilitarlo, è una sorta di ammissione implicita dell’impossibilità di evadere dal mondo globalizzato e della necessità, allora, di farsi guidare e proteggere da chi quel mondo lo conosce meglio di ogni altro e lo sa affrontare e gestire”.

Il M5s viene quindi paragonato a un hikikomori, ovvero a un adolescente problematico che sfugge dai problemi circostanti isolandosi nella propria stanza. Ma questo hikikomori, a un certo punto, “si accorge che quella è una vita orribile, insostenibile. E cambia radicalmente strategia: invece di un isolamento impossibile, cerca il miglior psicanalista sul mercato che lo aiuti a reinserirsi”. È così che i grillini si sarebbero riconciliati con la realtà: abbandonando gradualmente i tre elementi che li contraddistinguevano (programma, democrazia diretta e “vaffa”) e affidandosi a Mario Draghi, il miglior “psicanalista” sulla piazza.

Diverso, rispetto ai Cinque stelle, è invece il discorso relativo alla Lega di Matteo Salvini. In merito al leader del Carroccio è doveroso distinguere due aspetti. Da un lato, il tentativo prettamente sovranista di Salvini di contrastare i palazzi del potere di Bruxelles – e restituire così la rappresentanza politica all’Italia in Europa – non può essere considerato antipolitica, quanto piuttosto il suo esatto opposto: uno sforzo di ri-politicizzazione; d’altro canto, Salvini può essere considerato antipolitico “nelle forme del suo fare politica: la citofonata, il Papeete, l’uso esasperato dei social”, ha chiarito Orsina. Un atteggiamento simile è però molto pericoloso, perché se il politico si presenta al pubblico (e quindi ai suoi elettori, tali o potenziali che siano) come una celebrity, a quel punto cadono le specificità della dimensione politica. In altre parole, non contano più (solo) le battaglie politiche incarnate da un leader politico.

Verso una “rottamazione permanente”?
Nel corso del loro dialogo, Orsina e Allegranti utilizzano un termine emblematico: rottamazione permanente. È questo il destino a cui andranno incontro i politici da qui ai prossimi anni? Dato il contesto descritto, non è da escludere. I partitoni del ‘900, quelli in grado di fornire agli elettori un’idea di futuro, programmi immutabili e convinzioni stabili, sono crollati assieme alle ideologie. Dalle macerie sono nati altri partiti, più snelli e molto meno (o per niente) ideologici. Senza l’arma dell’ideologia, e con i valori spesso annacquati dall’esigenza di apparire, i leader sembrano più simili a celebrità dello spettacolo che non a politici competenti. Anzi, la competenza è spesso vista con diffidenza da parte di un elettorato ormai stanco delle vane promesse di un’élite politica bocciata più e più volte (alla prova di fatti e non solo).

La politica non sembra più essere in grado di fornire risposte né di rassicurare sul futuro. Si trasforma in una sorta di teatro, in uno spettacolo talvolta deprimente, mentre le decisioni che contano vengono prese altrove. Il politico, quindi, anziché mostrare le sue competenze, preferisce puntare sull’immagine, sull’essere divertente. Ma “dopo un po’ che sul palcoscenico c’è lo stesso attore che recita il solito copione lo spettatore si stanca”, fa notare Orsina. Ecco la rottamazione permanente, che si riflette anche sulla carriera dei politici, sempre più costretti a cercarsi nuove battaglie da combattere e nemici da sconfiggere, estremizzando ed esasperando al massimo ogni tematica. Con tanti saluti alla nobile arte della politica.

Fonte: Inside Over

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